Alessandro Barbero books
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La Storia d'Italia è un'opera storiografica del fiorentino Francesco Guicciardini, dottore in leggi e uomo politico al servizio dei papi medicei Leone X e Clemente VII. Scritta tra il 1537 e il 1540, l'opera consta di venti libri e narra gli avvenimenti accaduti tra il 1492 (anno della morte di Lorenzo il Magnifico) e il 1534 (anno della morte di Papa Clemente VII). Essa fu pubblicata per la prima volta nel 1561 a Firenze.
La vera storia delle nazioni che hanno popolato l'Europa nell'Alto Medioevo non comincia nel secolo VI, bensì nel XVIII. Ciò non significa negare che in passato sia esistito un sentimento nazionale o di identità collettiva. Ma il clima intellettuale permeato di nazionalismo e gli scontri politici del secolo XVIII e del XIX hanno trasformato il nostro modo di vedere i gruppi sociali e politici al punto da rendere impossibile una visione "oggettiva" di ciò che furono le categorie sociali nell'Alto Medioevo. Proprio partendo da queste considerazioni, Geary ripercorre il tema dell'identità delle popolazioni barbariche e delle sue varie declinazioni in rapporto alla tradizione politico-istituzionale, giuridica e letteraria dell'Antichità classica e cristiana, in quei secoli cruciali che vanno dalla "caduta" dell'impero romano all'incoronazione di Carlo Magno.
La conquista franca, la creazione del primo impero medievale e gli inizi della dominazione territoriale da parte della Chiesa di Roma: questi tre avvenimenti, difficilmente prevedibili anche solo pochi decenni prima, cambiano profondamente la storia d'Italia alla fine dell'VIII secolo. Fra i protagonisti, gli sconfitti sono i Longobardi che con la loro lunga storia cadono nell'oblio. Stefano Gasparri recupera la loro memoria, presenta la società longobarda in tutta la sua complessità, senza trascurare i contatti e i rapporti – tutt'altro che eternamente conflittuali – avuti con la stessa Chiesa romana.
Un racconto affascinante che restituisce la complessità di quell'epoca e aiuta a liberarsi dai pregiudizi negativi nei confronti dei Longobardi.
A partire dai secoli quarto e quinto si verificò, negli immensi spazi compresi fra l’Asia e l’Europa, un vasto processo di spostamenti a catena di popolazioni le quali finirono, dopo un vario e lungo peregrinare, per stabilirsi in sedi diverse da quelle d’origine, trasformando in profondità gli assetti del mondo allora noto. Il libro ripercorre le complesse vicende che portarono alla sostituzione dell’impero romano d’occidente con una pluralità di regni barbarici assai eterogenei e di disuguale durata, fino agli estremi fenomeni migratori che investirono lo spazio europeo nei secoli decimo e undicesimo. Una chiara esposizione che si inserisce in un filone di indagine storica assai vivace e innovativo.
La caduta dell'impero romano è da sempre uno dei più affascinanti enigmi della storia. Roma disponeva di una formidabile forza militare ed economica, su un territorio immenso, che si estendeva dal Vallo di Adriano ai confini con la Scozia fino all'Eufrate, dall'Africa settentrionale al Reno e al Danubio. Era una macchina perfetta e collaudata, con una rete capillare di strade e di fortezze, ricche città e una organizzazione amministrativa per certi versi insuperata. Tra la battaglia di Adrianopoli nel 378 d.C. e la deposizione dell'ultimo imperatore Romolo Augustolo nel 476 d.C., la superpotenza più longeva della storia venne sconfitta e occupata da bande di invasori "primitivi", distrutta da barbari ritenuti quasi incapaci di organizzazione e di pensiero razionale.
Dopo la caduta dell'impero romano, iniziò il processo di formazione dell'Europa dei popoli. In età contemporanea, le ideologie nazionali hanno cercato le proprie radici attraverso una lettura molto parziale della storia alto-medievale. È opportuno, quindi, proseguire nelle indagini sui processi etnici che sono all'origine dei nuovi popoli dell'Occidente, per ricostruire una realtà che fu, senza dubbio, assai composita e contraddittoria, ma che presenta anche, alla luce degli studi più recenti, alcuni aspetti di sorprendente novità. Questa raccolta di saggi propone un'analisi delle fonti tardoantiche e altomedievali alla ricerca delle tracce delle genti che, insieme al sostrato romanizzato, costruirono l'Europa medievale: alamanni e franchi, unni e goti, angli e sassoni, avari e magiari, e soprattutto i longobardi, il cui ruolo fu determinante nella trasformazione dell'Italia.
Quali sono le grandi dinamiche che guidano l'accumulo e la distribuzione del capitale? Domande sull'evoluzione a lungo termine dell'ineguaglianza, sulla concentrazione della ricchezza e sulle prospettive della crescita economica sono al cuore dell'economia politica. Ma è difficile trovare risposte soddisfacenti, per mancanza di dati adeguati e di chiare teorie guida. In "Il capitale nel XXI secolo", Thomas Piketty analizza una raccolta unica di dati da venti paesi, risalendo fino al XVIII secolo, per scoprire i percorsi che hanno condotto alla realtà socioeconomica di oggi. I suoi risultati trasformeranno il dibattito e detteranno l'agenda per le prossime generazioni sul tema della ricchezza e dell'ineguaglianza. Piketty mostra come la moderna crescita economica e la diffusione del sapere ci abbiano permesso di evitare le disuguaglianze su scala apocalittica secondo le profezie di Karl Marx. Ma non abbiamo modificato le strutture profonde del capitale e dell'ineguaglianza così come si poteva pensare negli ottimisti decenni seguiti alla seconda guerra mondiale. Il motore principale dell'ineguaglianza, la tendenza a tornare sul capitale per gonfiare l'indice di crescita economica, minaccia oggi di generare disuguaglianze tali da esasperare il malcontento e minare i valori democratici. Ma le linee di condotta economica non sono atti divini. In passato, azioni politiche hanno arginato pericolose disuguaglianze, afferma Piketty, e lo possono fare ancora.
Nel gennaio del 1995 Donald Weinstein aprì i lavori della conferenza fiorentina che inaugurava la lunga stagione di celebrazioni per il quinto centenario della morte di Girolamo Savonarola (1998). In quell'occasione l'autorevole studioso statunitense rilevò come la storiografia savonaroliana dovesse ancora scrollarsi di dosso la dipendenza dalle due letture partigiane che la avevano contraddistinta sin dal quindicesimo secolo: quella 'piagnona' e quella 'arrabbiata'.
Rivive nell'opera di un grande studioso la storia dell'uomo che fu la guida religiosa e civile della Firenze Repubblicana. Nel 1498 Girolamo Savonarola, scomunicato l'anno prima da papa Alessandro VI, veniva arso in piazza della Signoria, a Firenze. Finiva così la vicenda di una delle figure rinascimentali più note e inquietanti. Le sue prediche, insieme al suo indubbio carisma, avevano attirato un ampio numero di seguaci, assegnandogli un ruolo decisivo nell'avventura della Repubblica fiorentina.
La Questione delle Falkland-Malvinas nel diritto internazionale. Edited by Natalino Ronzitti. Milan: Dott. A. Giuffrè Editore,
L'invasione argentina delle Falkland nel 1982 suscitò l'indignazione nazionale e la Gran Bretagna sentì di dover vendicare una tale umiliazione e proteggere la propria. Questo volume esplora sia la dimensione militare che quella politica di questo importante conflitto, compresi i resoconti dettagliati della battaglia aerea.
Dopo Winston Churchill nessun capo di stato britannico ha avuto un ruolo importante come quello della Thatcher nello scenario politico internazionale. Questo documento racconta i primi anni al governo del premier britannico, dalla guerra delle Falklands allo strepitoso successo elettorale, ai grandi temi di politica interna.
Un profilo di un uomo straordinario. Una interpretazione originale di una delle figure più controverse della storia. Il libro è già stato tradotto e ha suscitato interesse di pubblico e di critica in Germania, Francia, Spagna, America, Brasile. Luciano Canfora insegna Filologia classica all'Università di Bari.
Il mondo di oggi non sarebbe lo stesso senza Cleopatra, una donna di potere, intelligente e abile che appartiene all'immaginario collettivo universale, ma la cui figura storica è ancora per molti aspetti avvolta nel mistero. Alberto Angela ha deciso di ricostruire le vicende della regina che in un certo senso ha conquistato Roma, rintracciando fonti storiche e accompagnandoci per mano, con il suo stile inimitabile, tra le caotiche strade della capitale del mondo antico.
Le vite parallele di Plutarco, Volume 5 - F. Le Monnier, 1864 - National Central Library of Rome
"Le origini del totalitarismo" (1951) è un classico della filosofia politica e della politologia del Novecento. Per la Arendt il totalitarismo rappresenta il luogo di cristallizzazione delle contraddizioni dell'epoca moderna e insieme la comparsa in Occidente di un fenomeno radicalmente nuovo. Le categorie tradizionali della politica, del diritto, dell'etica e della filosofia risultano inutilizzabili; quanto avviene nei regimi totalitari non si può descrivere nei termini di semplice oppressione, di tirannide, di illegalità, di immoralità o di nichilismo realizzato, ma richiede una spiegazione "innovativa". Lungi dal presentare una struttura monolitica, l'apparato istituzionale e legale totalitario deve rimanere estremamente duttile e mobile, al fine di permettere la più assoluta discrezionalità. Per questo gli uffici vengono moltiplicati, le giurisdizioni tra loro sovrapposte e i centri di potere continuamente spostati. Soltanto il capo, e una cerchia ristrettissima di collaboratori, tiene nelle sue mani gli ingranaggi effettivi della macchina totalitaria. Nelle Origini tale macchina viene smontata e analizzata pezzo per pezzo: i metodi propagandistici, le formule organizzative, l'apparato statale, la polizia segreta, il fattore ideologico e, infine, il campo di sterminio, istituzione suprema e caratteristica di ogni regime totalitario.
Una traduzione più libera, ma assai più fruibile, che rivela storie piccanti, vivaci e sarcastiche, proprie di una mentalità medievale acuta e dissacratoria, ai più è del tutto sconosciuta e insospettata.
"La fortuna critica dei fabliaux è andata regolarmente crescendo nel corso degli ultimi decenni. Il Medioevo francese ci ha lasciato circa centocinquanta di questi poemetti in rima baciata, generalmente di ottonari, lunghi poche centinaia di versi, e di contenuto per lo più erotico, se non francamente osceno".
Ovidio morì duemila anni fa relegato da Augusto sul mar Nero. Non riuscì mai a comprenderne il perché. Forse "Le metamorfosi", il suo più ampio poema, spaventarono il principe: ispirato com'è all'idea, modernissima, che nulla nell'universo è stabile, ma tutto dall'eternità muta e muterà. La materia incessantemente si trasforma, non è stata creata e non si distrugge. Gli dèi divengono uomini, gli uomini dèi, oppure animali, piante, aria, acqua: fiumi, laghi. Il poema è insieme il più grande racconto del mito, di tutti i miti, che la letteratura abbia mai tentato. Nessun poeta, nemmeno Omero e Virgilio, ha tanto ispirato la pittura e la scultura. Ma la dotta lira ha creato musica, da Poliziano a Strauss, attraverso Monteverdi, Cavalli, Scarlatti, Bach, Händel, Pergolesi, Porpora, Dittersdorf, Haydn, Cherubini, Clementi, Berlioz, Liszt, Offenbach, Massenet, e tanti altri, più di ogni altra voce poetica: voce poi echeggiata e variata per l'ultima volta nel Novecento dall'arte di D'Annunzio.
"Questo ragazzo deve tutto al suo nome" diceva di lui Marco Antonio, che lo disprezzava, a torto sottovalutandolo. Però era vero, e Augusto ne era talmente consapevole da affrettarsi a promuovere, non appena gli fu possibile, la divinizzazione di Giulio Cesare, padre suo adottivo, come caposaldo del suo potere. Il capolavoro di Augusto è stato imporre l'immagine di sé come vero e coerente erede e continuatore dell'opera di Cesare, ormai divinizzato, mentre in realtà la trasformava, se non nel suo contrario, certo in altro.
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Dodicesima dei tredici figli di Lev Tolstoj, Aleksandra L’vovna Tolstaja è stata segretaria e collaboratrice del padre nei suoi ultimi anni, nonché sua esecutrice letteraria. Fedele agli ideali paterni, organizza cliniche e dirige scuole tolstoiane, ma nel 1929 deve lasciare la Russia, dopo diversi arresti e una pena detentiva perché accusata di attività controrivoluzionarie. Nel 1931 si stabilisce negli Stati Uniti, dove istituisce la Tolstoy Foundation, impegnata nel sostegno dei rifugiati, e tiene numerose conferenze in scuole, università e club contro tutte le forme di violazione dei diritti umani.Sotto: Aleksandra L’vovna Tolstaja con il padre Lev Tolstoj.